La favola di Jim Bentley

Nel primo match stagionale dei Blues c’è una storia che merita di essere raccontata. E’ quella di Jim Bentley, giocatore-allenatore del Moracambe FC, che nella partita di sabato scorso ha definitivamente appeso le scarpe al chiodo. E l’ultima sfida della sua carriera da giocatore l’ha voluta disputare contro l’Everton, da sempre la sua squadra del cuore.

Jim nasce a Liverpool nel 1976. Il suo quartiere è quello di Allerton, nell’estrema periferia meridionale della città. Oggi il quartiere, dopo la riqualificazione avvenuta nella seconda meta degli anni ’80, è diventato una graziosa zona residenziale. Ma  fino ai primi anni di quel decennio era, insieme al vicino distretto di Garston, un luogo adibito al deposito dei container provenienti dal porto di Liverpool. Ed è  tra questi container che il piccolo Jim inizia a sviluppare la passione per il football e l’amore per l’Everton. Tutte le domeniche insieme al papà attraversa longitudinalmente la città per andare a Goodison Park e ammirare i suoi idoli, sperando un giorno di far parte di quella squadra. Sì, perchè il calcio, Jim, lo prende seriamente e inizia a giocarci a livello amatoriale, fino a diventare una vera e propria professione.

Ma le strade di Jim e quelle dell’Everton non si incontreranno mai. Il difensore Jim Bentley trova un ingaggio al Telford United, nella Football Conference, il quinto livello nella scala piramidale del calcio Inglese. A Telford rimane fino al 2002, anno in cui si traferisce a Morecambe, nel Lancashire, dove la sua grinta e la sua combattività lo fanno diventare l’idolo della tifoseria locale. Ma il suo legame con Liverpool e con l’Everton non è mai mutato. Appena gli è possibile torna ad Allerton. Una Allerton diversa da quella che aveva conosciuto da bambino. I container non ci sono più e al loro posto sorti confortevoli (e costosi) cottages. Sebbene la sua carriera di calciatore non andrà mai oltre la League Two, a Jim resta da coronare un sogno: giocare una partita con la sua squadra del cuore. L’ultima della sua carriera. Così, nel giugno del 2012, decide di telefonare a David Moyes per organizzare un’amichevole pre-stagionale tra il suo Morecambe FC e il “suo” Everton. Moyes e l’Everton accettano, naturalmente, e fissano per il 14 luglio il giorno della sfida.

Il resto è storia dei nostri giorni. A Bentley, il doveroso onore di realizzare il gol della bandiera in una partita che, per ironia della sorte, lo vedeva indossare una maglia Red. Ma il suo cuore, c’è da starne certi, rimarrà per sempre Blue.

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2 thoughts on “La favola di Jim Bentley

  1. Anonimo ha detto:

    Gran bella storia!!!’Mariano71′.

  2. dea ha detto:

    questa storia (semmai ce ne fosse bisogno)racconta ancora qual e’ la parte del calcio, piu’ pura piu genuina piu sana piu attaccata alla maglia cioe,i tifosi.i giocatori vanno e vengono i presidenti cambiano i dirigenti scappano e tornano, ma loro no i tifosi sono sempre li con il cuore con l’anima con la voce a dimostrate cosa vuol dire una fede che ti imprigiona,che ti incatena x sempre e ti tiene ostaggio.bentley e’ la storia con lieto fine che tutti gli ultra vorrebbero vivere, ovunque e’stato ovunque ha giocato si e’ portato dietro il marchio di fabbrica dei toffees e lui non l ha mai nascosto anzi ha sempre espresso la sua voglia di everton con tanta forza.
    moyes ha fatto bene a regalargli una giornata memomabile x’ in fondo e’ come se l ‘avesse regalata a tutti noi semplici tifosi che sorreggiamo il gonfalone di ogni squadra di cui siamo x tutta la vita pazzamente attaccati……livercul merda…da sempre e x sempre forza everton….

    deatoffees

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